Opera aperta: Betwyll e il digital social reading

AAIS Opera aperta - Iuri Moscardi

Il resoconto di Iuri Moscardi dal digital lab “Opera Aperta” svoltosi il 13 maggio 2022, durante la conferenza annuale dell’American Association of Italian Studies.

Il social reading su Betwyll è stato al centro di un digital lab durante la recente conferenza annuale dell’AAIS (American Association of Italian Studies), associazione che riunisce gli studiosi delle università americane che dedicano ricerca e insegnamento all’italianistica (lingua, arte, musica, storia, cinema, letteratura, folklore e cultura popolare), promuovendone lo studio con un approccio interdisciplinare.

Il digital lab “Opera Aperta: theoretical and methodological approaches to digital art and literature” organizzato dalla professoressa Valeria Federici (Università del Maryland) si è svolto online, venerdì 13 maggio 2022. Oltre a me, che per il mio Dottorato di ricerca in Letterature comparate a CUNY (New York) sto studiando il digital social reading di Betwyll e TwLetteratura, ai quali ho collaborato, sono intervenuti la professoressa Emanuela Patti (Università di Edimburgo) e il professor Massimo Riva (Brown University).

Il tema: l’opera aperta

La professoressa Emanuela Patti ha introdotto il tema del laboratorio, ovvero il concetto di opera aperta, a partire dal suo ultimo libro, Opera aperta. Italian Electronic Literature from the 1960s to the Present, appena pubblicato. Questo concetto, elaborato da Umberto Eco in un saggio dallo stesso titolo nel 1962, è il punto di partenza ideale per analizzare la letteratura elettronica in Italia. Secondo la studiosa, quattro sono le forme di letteratura elettronica nel nostro Paese:

  • la letteratura combinatoria, che riassembla i testi col computer (precursore Nanni Balestrini con Tape Mark I nel 1961, scritto con un computer IBM);
  • la poesia cinetica e interattiva, che sfrutta le animazioni di software come Adobe Flash;
  • la fiction ipertestuale, nata prima del Web ma sviluppatasi come genere multimediale interattivo con i videogiochi;
  • la scrittura in rete che include le nuove narrazioni come blogging e micro-blogging ma anche generi intermediali all’incrocio tra piattaforme digitali e libri di carta, come la twitteratura, romanzi generati da blog o social network e la realtà aumentata e virtuale.

Dalla teoria alla pratica: TwLetteratura e Betwyll

In questa cornice, ho presentato il metodo su cui si basano gli esperimenti di TwLetteratura e di Betwyll. Dopo aver definito cosa intendiamo per social reading e per digital social reading, ho presentato le sue implicazioni teoriche e i risultati finora ottenuti in ambito didattico, in Italia e all’estero. A questa presentazione è seguita una fase pratica in cui abbiamo letto e commentato su Betwyll tre testi usando lingue diverse: i classici della letteratura europea di Social Reading Hugs Europe, progetto di TwLetteratura con European Cultural Foundation e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in italiano e inglese; Cosima (1936), l’ultimo romanzo scritto da Grazia Deledda (Nobel per la Letteratura nel 1926), in italiano; e Lettere d’una viaggiatrice (1908) di Matilde Serao, in italiano, in anteprima per i partecipanti.

I twyll prodotti hanno dimostrato come il digital social reading consenta di immedesimarsi nel testo: gli autori hanno potuto esprimere, nei loro brevissimi commenti, quello che la lettura del testo ha suscitato in loro.

I twyll, marginalia moderni

Dopo la sessione pratica, il professor Massimo Riva ha risposto al mio intervento e a quello della professoressa Patti, offrendoci la possibilità di replica. La professoressa ha avuto modo di approfondire le basi teoriche della sua classificazione della letteratura elettronica in Italia, soprattutto rispetto alle differenze introdotte dal digitale riguardo ai concetti di autore, opera e pubblico.

Io ho potuto invece ribadire che il digital social reading è la forma moderna della pratica antica dei marginalia, ovvero gli appunti e le sottolineature che facciamo mentre leggiamo. Inoltre, ho discusso del valore che questo tipo di lettura ha nell’attuale paradigma socio-economico, dove ogni app digitale non è mai neutra e tutti noi siamo spesso ridotti al rango di consumatori. Al contrario, Betwyll rivaluta il ruolo del lettore e il valore della lettura, che torna a essere pratica libera e piacevole.

Durante l’ultima fase aperta alle domande del pubblico, infine, Paolo Costa – tra i fondatori di
Betwyll e professore all’Università di Pavia – ha ricordato che in ambito accademico la ricerca sul
digital social reading è ancora all’inizio e che darà risultati proficui in ambiti disciplinari diversi.

Il digital lab di AAIS si è rivelato un’ottima occasione per presentare la metodologia su cui Betwyll si basa, inserita nel più ampio contesto della produzione artistica digitale. L’opera aperta è tale perché ha molteplici significati: con il digital social reading, ognuno può afferrare ed esprimere il proprio, contribuendo al suo senso.